sabato 26 ottobre 2013

Deltafoto



Continua la mia selezione di foto scattate da autori vari che hanno come tema il Po e il suo Delta.
Questa la chiamo "Pelledoca" di Michele Zanotti.

martedì 8 ottobre 2013

Deltafoto


Moltissime le foto scattate nel Delta del Po. Poche però mi trasmettono il momento, la passione, il calore, l'amore per questo nostro territorio come questa di  Dimer Manzolli.

domenica 6 ottobre 2013

Deltafoto

Quasi un disegno, la foto di Andrea Giribuola, potrebbe essere qualsiasi altro posto al mondo, ma lui garantisce che è Delta del Po. 


Visita il suo blog: http://agiriphotospot.blogspot.it/

martedì 1 ottobre 2013

La regina delle valli.






Info, programma eventi, escursioni, menù sagra su www.sagradellanguilla.it


lunedì 30 settembre 2013

Un gioiellino nel Parco del Delta del Po.


Occasione da non perdere, e non solo per l'aspetto economico. Una bella, salutare passeggiata nei sentieri attrezzati del  Giardino Botanico tra pineta, spiaggia, barena e laguna, accompagnati da guide esperte e preparate alla scoperta dei frutti selvatici e delle fioriture autunnali.

La Prima Festa del Riso nel Parco del Delta del Po


Clicca l'immagine per ingrandire.

sabato 28 settembre 2013

Nasce a San Basilio il gruppo “Amici della Rovra”


Nella giornata Europea del Patrimonio diamo notizia che Giovedì 26 settembre, a tre mesi dalla perdita del “monumento verde” del Delta e del Polesine, a San Basilio, si è riunito spontaneamente un gruppo di circa una ventina di cittadini provenienti dai comuni di Ariano e da altri comuni del Delta e del Polesine, persone appartenenti a mondi diversi (associazionismo, scuola, operatori turistici, naturalisti, tecnici forestali, artisti), uniti dall’amore  per la quercia di San Basilio, l’ultimo superstite di un’antica foresta primaria planiziale.
La discussione della serata è partita dal constatare che, passato il primo periodo di sconcerto delle settimane seguenti il crollo, in cui tanta gente si è portata al suo “capezzale” commossa per la perdita di un essere che si credeva immortale, ora è necessario agire con un atteggiamento di cura e di speranza per il futuro. Infatti, il silenzio calato improvvisamente sulla regina del Polesine, dopo un sovrapporsi chiassoso di intenti provenienti da più parti, desta molta preoccupazione, specie nel pensarla ancora là stesa a terra mentre si avvicina l’inverno con il suo potere demolitore. Si è così concretizzata l’idea di fondare un laboratorio nel quale possano convergere le idee sulle azioni da mettere in atto per custodirne la memoria, preservarne il tronco e per far crescere una sensibilità sul valore territoriale di cui essa stessa è stata per lungo tempo un simbolo. Un contenitore, quindi, dove i progetti si possono contaminare ed integrare eliminando le contrapposizioni scientifiche, culturali, artistiche e sociali.
Concretamente il gruppo ha elaborato una serie di proposte, che saranno a breve comunicate agli enti preposti, e che spera potranno essere integrate in futuri incontri da altre persone che vorranno aderire a questo libero movimento che ha a cuore la seconda parte della vita della “Rovra”.
“La Rovra”, così l’hanno chiamata da generazioni gli abitanti del Delta, è tra i pochi alberi polesani ad essere morti per cause naturali. Questa pianta, un “miracolo” vivente perché è sopravvissuto per così tanti secoli alla scure umana, non può essere dimenticata. E non dimenticare significherebbe, per esempio, conservare il suo germoplasma perché essa, più di ogni altro albero, è originaria del Delta; consentire alle università di studiarne il DNA;  permettere a qualche pollone, cioè un giovane ramo che parte dalla radice, di vegetare per cui si otterrebbero esemplari uguali alla pianta madre, con lo stesso patrimonio genetico. E per fare questo basterebbe evitare di sfalciare un tratto di unghia arginale. Infine sarebbe importante ricercare nel territorio le piante figlie derivate da sue ghiande che, cittadini che l’amavano, negli anni le hanno piantate nei propri giardini. Attualmente si è  a conoscenza di una decina di esemplari che hanno già 20-30 anni nei territori di Panarella, Taglio di Po ed Ariano nel Polesine. Infine, conservare sezioni del fusto in alcune sedi pubbliche simboliche per il Delta, ad iniziare dal Museo di San Basilio, potrebbe essere un altro modo per garantire la sua memoria, anche fisica. Una sezione di tronco, però, non avrebbe solo un’importanza emotiva e storica, ma potrebbe costituire un elemento di interesse scientifico straordinario perché l'analisi degli anelli annuali di crescita permette di fornire utili informazioni sull'andamento climatico degli ultimi cinque secoli e oltre.
La discussione ha lasciato poi spazio anche a considerazioni di carattere più culturali ed artistiche. Nell’immediato, infatti, si è pensato ad una festa celebrativa. Non è la morte che si festeggerà ma la vita se, per esempio, da quella festa si inizierà a creare un “vivaio diffuso” che, nel breve tempo concesso alla nostra generazione, permetta di difendere il diritto delle future generazioni di piangere anche loro una “Rovra” a cui avremmo permesso di diventare secolare. Nell’ambito di questa festa potrebbero trovare spazio mostre fotografiche che raccontino, sia la storia della quercia, sia il rapporto emotivo con le comunità locali. Questo evento potrebbe essere solo il primo di una serie che potrebbero riguardare concorsi di idee, letterari, progetti di artisti interessati ad una presa in carico di una parte del tronco per dargli nuova foma.
La quercia di San Basilio, la “Rovra”, è sempre stata molto generosa con la gente del Delta e con chiunque si sia fermato sotto le sue fronde. Non ha fatto distinzioni. A tutti ha permesso di trovare un ristoro, una risposta, di fare la rara esperienza della meraviglia davanti a qualcosa di grande e antico, in un territorio giovane, in continua evoluzione anche e soprattutto per motivi antropici.

Testo di Luana Milan - Porto Tolle

martedì 20 agosto 2013

25 Km di piacere assoluto

AmiCici vicini e lontani, come ogni anno, sul finir dell'estate, ecco pronta la Pedalata dei Sapori.
25 Km di gusto, allegria, natura e Delta nella bellissima cornice della Sacca degli Scardovari.




lunedì 22 luglio 2013

Deltafoto





Non importa se ci abiti, se sei li tutti i giorni, se ci vai quando hai tempo o per passione, se ci vai per studio o alla scoperta, se sei un'esperto fotografo o un dilettante, non vuol dire niente. Solo se ne sei innamorato l'occhio fisserà l'immagine nella macchina, immagine di una tua emozione, una di tante che il Delta regala ogni giorno nelle sue stagioni.
Ph. M. Scarpari

mercoledì 17 luglio 2013

Un bel regalo

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Tra i graditi libri ricevuti in regalo dai miei cari amici, Morimondo di Paolo Rumiz .

Ne riporto un capitolo.

Ombre sulla corrente.

 Dietro alla Dora c’era Saluggia, dove dormivano le scorie nucleari italiane in uno dei punti più a rischio inondazione della Pianura Padana. L’avevo vista per la prima volta sotto un temporale che faceva friggere i fili dell’alta tensione in mezzo alle saette tra le risaie. Avevo tentato di avvicinarla, ma polizia e carabinieri mandavano indietro tutti quelli che non vi lavoravano.
Quel giorno sul fiume imparammo che spesso accanto alla bellezza si annida l’orrore, per chissà quale diavoleria tecnologica, come per attrazione fatale di opposti. Qualche chilometro più a est avremmo trovato anche la centrale atomica di trino, con le sue cupole a pagoda che parevano fatte per i fulmini. Sulla carta risultava spenta, ma il suo cuore pulsava ancora, sotto la sorveglianza di decine di tecnici. Era come se il demonio avesse scelto l’innocenza della natura per costruire le sue tane di tenebra.
Vogavamo in silenzio, dopo il ponte del Crescentino fu un frastuono di uccelli nelle garzaie. Eravamo unici padroni di una bellezza incredibile, ma il mostro vivente abitava li , sotto il gigante himalayano del Rosa. Era stato schedato “grande opera”, con quell’ enfasi babilonica, da piano quinquennale sovietico, che sembrava fatta apposta per occultare gli insulti all’ ambiente. Spesso la grandezza in edilizia è tale solo nella devastazione: e il peggio è che “grandi” manufatti si fanno non la dove è giusto che si facciano, ma banalmente dove le popolazione protestano meno. Si scelgono i punti di minor resistenza. Era accaduto nel Vercellese, che si era visto infliggere quel regalo solo i reggitori della cosa pubblica avevano saggiato la bassa conflittualità sociale del territorio. I piemontesi sono obbedienti, ma i vercellesi sono i più obbedienti degli obbedienti, e l’Italia li premiava col rischio permanente di una catastrofe (storia già sentita vedi le genti del Delta del Po e la centrale termoelettrica di Polesine Camerini ndr).
L’incubo rese ancora più lancinante la percezione della bellezza che da quel punto in poi si disvelò. Eravamo sotto le colline del Monferrato, e su quel lato il fiume formava ampi calanchi grigi sotto il campanile di un villaggio di nome Cantavenna. Dalla parte opposta, a Nord, un greto a pelo d’acqua luccicava di ciottoli come un branco di pesci vivi. Era il passaggio che Angelo (Angelo Bosio 2 risalite a remi del Po  ndr) ci aveva già magnificato come Rocca delle Donne. Tirammo le barche in secca e ci tuffammo in un’acqua veloce e traslucida di mica come velluto. Quella sera dovevamo arrivare fino al ponte di Trino, dove amici torinesi ci aspettavano per le decretabili operazioni di trasbordo, ma non ne avevamo nessuna voglia. Eravamo ancora soli e padroni del mondo, e in quella pace il corpo si ribellò e chiese requie.
Steso su isolotto di ghiaie pensai a un tavolo da osteria, di quelli di una volta, con le gambe piantate nella corrente. Gli vidi intorno, sei seggiole,, una tovaglia immacolata e una bottiglia di Ribolla gialla del Collio. I nostri piedi si erano immersi nell’acqua bassa a filo di ghiaia. Angelo e Alex brindavano alla salute della acque italiane, poi vidi un cameriere entrare nel fiume con le braghe arrotolate al ginocchio e piazzare a centro tavola un piatto con spaghetti alle vongole. Ero nel regno dei sapori di terra e tutto li intorno, a due passi dalla Francia, parlava di buon vino e formaggi, eppure nulla di piemontese mi passo per la mente in quel menù chiamato desiderio. Sentivo il mare a cinquecento chilometri dalla foce.
Navigando verso Trino col vento contrario, vedemmo a distanza un’isola che poi, a duecento metri, si svelò un impressionante assembramento di marangoni. Migliaia di uccelli, che si spostarono di malavoglia quando fummo loro vicini. E poi anatre, garzette, aironi cenerini e pattuglie di oche selvatiche in volo sull’autostrada d’acqua. La meraviglia sta alla base della filosofia, scrisse non so dove Platone, e la vicinanza con quegli uccelli liberi mi rese ancor più felice. Ogni specie aveva la sua rotta, la sua quota, la sua tecnica di volo.
Ma ebbi un tuffo al cuore. Non c’erano le cicogne. Rividi il Danubio e il Morava, dove avevo sentito mille volte il colpo secco e ripetuto dei loro becchi. Qui nulla. Gli uccelli portatori di fortuna, su cui neanche i cacciatori sparavano, avevano abbandonato l’Italia. Lo senti segno di malaugurio e mi chiesi se anche quel traffico pazzesco di volatili sul Po fosse sintomo di salute o piuttosto di abbandono da parte degli uomini. Valentina raccontò della Drava, dove tutto era il contrario del Po, l’acqua era trafficatissima, non deserta come quella. Un fiume senza guardrail e muri di cemento, ma da foreste immense e labirinti di terre strade sterrate.  I fiumi slavi sono più vissuti dei nostri” disse. Vedi passare canoisti, poi un pescatore con un cappello di paglia, poi una nave da carico, con la cuoca che ti guarda dalla finestra, poi una nave passeggeri che sembra un frigorifero con tanti vetri e la gente e mangia. Ci sono anche molti animali in più. Una volta ho visto nello stesso istante due canoe, una nave passeggeri, una da trasporto e due aquile. Senti proprio la via d’acqua che collega posti diversi. Qui invece hai la sensazione di stare in un deserto, anche a due passi da una città.” Il Po è un’anomalia italiana. Torino a parte non attraversa metropoli. Oltre le Alpi hai Vienna, Budapest; Belgrado, Parigi, Colonia … E qui? Al massimo Piacenza e Cremona. E anche se ci passa vicino, quasi non lo vedi, tanto è alto l’argine che lo potregge.
Valentina ci segnalò,. A nord di Trino, un posto chiamato Bosco delle Sorti della Partecipanza, dove uno scampolo di terra comunitaria veniva gestito secondo criteri antitetici allo sfruttamento capitalistico. Anche quella era un’anomalia italiana, ma in positivo. “E come un’isola in mezzo alle risaie,” disse. “ In antico la foresta era sacra a un dio. Forse ad Apollo, ed è tra i pochissimi lucus sopravvissuti alla distruzione. In cinquecento ettari contiene quattrocento alberi diversi. Viene gestito sulla base di una legge creata nel 1202 e mai modificata.”. Quell’anno il marchese di Monferrato concesse l’uso collettivo della foresta e un gruppo di famiglie, dette partecipanti. “ I loro discendenti esistono ancora,” disse Vale “e la loro presenza nella zona è così continua che alcuni anni or sono vennero fatti su di loro alcuni studi genetici, di quelli che fanno sulle popolazioni rimate isolate come i pastori della Barbagia o i Baschi a sud dei Pirenei.”  

   

domenica 7 luglio 2013

La "Rovra" di San Basilio

Niente di mio pugno ma un copia incolla di quanto  scritto  da due carissimi amici con cui condivido in pieno il pensiero. Tra le mille polemiche e assurde manipolazioni politiche spero che questo nostro pensiero contribuisca ad illuminare e placare gli animi.

La “Rovra”, come è nota agli abitanti del Delta del Po, è un vetusto esemplare di quercia farnia (Quercus robur) che domina l’argine del Po di Goro, nei pressi di San Basilio. Si tratta verosimilmente dell’albero più antico dell’intero Polesine, avendo un età stimata di circa 500 anni, ed è probabilmente la sola pianta che rimane di un’antica foresta che si estendeva nell’area. Molto nota in tutta la zona, la Rovra è considerata un vero e proprio monumento nel territorio ed è meta continua di visite da parte di turisti e locali, che ne ammirano la maestosità e il valore simbolico, tanto che nel corso del tempo è diventata oggetto di numerose leggende. 






Colpita da un fulmine nel corso degli anni ’70, la Rovra è oggetto di cure mirate alla sua conservazione dal 1995.









Nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2013, la Rovra ha ceduto di netto, forse irrimediabilmente, lasciando uno spazio vuoto nell’orizzonte di coloro che l’hanno amata e che amano questa terra (fonte: Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po).


di Eddi Boschetti (tramite ML interna WWF Rovigo)

Carissimi,
queste sono alcune foto della quercia di San Basilio scattate oggi poco dopo il suo schianto.
Le sue radici, fortemente compromesse non erano più in grado di sostenere il peso dell'albero, già sbilanciato a seguito dei fulmini che lo colpirono in passato alterandone la simmetria.
Molto è stato fatto per sanarlo, ma gli anni e gli eventi atmosferici hanno fatto la loro parte. Non c'era niente da fare. Per giorni l'inclinazione è stata progressiva fino allo schianto finale.
Il Delta e il Polesine perdono un autentico monumento, ultimo superstite della foresta primaria planiziale, emblema di un territorio che ha costruito la sua stessa storia a colpi di bonifiche e deforestazioni. Vedere oggi tanta gente commossa portarsi al suo "capezzale", pur fra tanta tristezza, mi ha acceso un barlume di speranza per il futuro. In fondo "La Rovra", così la chiamano da generazioni gli abitanti del Delta, è tra i pochi alberi polesani ad essere morti per cause naturali. E' stata decisamente più fortunata dei tanti altri che ogni giorno cadono per lasciare spazio alla meccanizzazione agricola, a nuove strade inutili, per alimentare centrali inutili, ecc. A loro non sono concesse processioni di gente commossa.
Per quanto la morte di un patriarca vegetale possa rappresentare in sè un evento denso di sincero rammarico, non lo dovrebbe essere più della "condanna a non invecchiare" a cui è tutt'oggi sottoposta la maggior parte del patrimonio arboreo del nostro territorio.
Anche le generazioni future avranno il diritto di piangere la loro "Rovra". Fare il possibile, nel breve e tempo concesso alla nostra generazione, per difendere questo diritto, è il modo più coerente per ricordare un grande albero che ci lascia.



















di Danilo Trombin (su REM)


Sono passato lì accanto proprio il giorno prima che si adagiasse per sempre, forse, sul crinale dell’argine del Po di Goro. Come d’abitudine, scrutando a destra e a sinistra in cerca dell’Averla cenerina, ho posato lo sguardo anche sulla sagoma possente della Rovra, che è sempre stata un elemento rassicurante, nella mia memoria, nel piatto panorama circostante della pianura bassopolesana… sapevi che c’era sempre, e che era là…
La Rovra era veramente un qualcheccosa di speciale, era quel quid in più che rende unico un territorio, era lo schiocco di dita che rende reale una magia…
La Rovra era una di quelle pochissime cose di cui, senza mai averla vista, senti parlare in maniera mirabolante, e provi a immaginare com’è fatta, quant’è grande, cosa ti darà il giorno in cui avrai la fortuna di ammirarla… poi quel giorno arriva, e scopri che, con la sola immaginazione, mai saresti potuto giungere a concepire una simile creatura… gli aggettivi si sprecano… quando ti sei trovato a tu per tu per la prima volta, rimani almeno un minuto a bocca aperta, a guardare all’insù… quanti rami… quante foglie… quanta chioma… mica l’avevi immaginata così… così potente… così evocativa… così fuori dal tempo… così eterna…
poi senti il bisogno di correre giù dall’argine, verso il tronco, per vedere quanto è grande, e la prima cosa che ti vien da fare è abbracciarlo, quel tronco, guardando ancora verso l’alto, rimanendo questa volta senza fiato, attaccato alla corteccia di uno degli esseri viventi più grandi che probabilmente avrai la fortuna di toccare in vita tua…
Pensi a Dante Alighieri, che vi si è arrampicato sopra, a Napoleone Bonaparte, che l’ha ammirata al pari tuo, passandoci accanto, cerchi l’entrata della casa dello gnomo che la abita, e che sicuramente deve essere qui, da qualche parte…
Quando il giorno dopo averla vista lì, saldamente al suo posto, ho appreso dai social network che invece la Rovra si era irrimediabilmente accasciata, forse per sempre… dopo il grande dispiacere iniziale, ho cercato informazioni, ho seguito i requiem dedicati dalla folta schiera di ammiratori di questa pianta monumentale… un mio amico, ad esempio, è andato a raccogliere le ghiande per far nascere i figli della Rovra…
ora, io non so se il gigante verde si sia accasciato per colpa di qualcuno, se non è stato curato a dovere, o cosa si potrà fare con tutto il legno che ne costituiva il tronco, se darlo a un artista col compito di creare un’opera che onorerà la memoria della Rovra… non so rispondere a questi quesiti, non ne so abbastanza, anche se capisco le voci di coloro i quali si sono arrabbiati…

però certe volte ho visto grandi alberi piegati dalle intemperie, dall’età, dai parassiti, fino a stendersi al suolo… e lì continuare a vivere, trasformando i loro stessi rami in nuovi tronchi protesi verso la luce… magari se aspettiamo un po’ le foglie non avvizziscono, magari il gigante è solo stanco, e si è adagiato sull’argine per riposare e faticare di meno… credo che domani ripasserò a guardarla.

Ecco invece dal libro " I GRANDI ALBERI della Provincia di Rovigo" 39 alberi monumentali del Polesine stampato nel 1989 a cura di due altrettanti grandi querce dell'ambientalismo Polesano (M. Benà e G. Benetti) la scheda descrittiva "L'albero più bello e più vecchio del Polesine". 


Scheda n. 16



LA QUERCIA DI SAN BASILIO

Nome scientifico della specie: Quercus robur L. 
Nome comune; Farnia
Località: S. Basilio - Via Po inferiore
Altitudine s.l.m.: 2 m.
Comune: Ariano nel Polesine
Coordinate topografiche. Tavoletta i.G.M. : Ariano nel Polesine F.° 77 IV N.E. 33T TK 761 804
Ubicazione e descrizione del luogo: la pianta vegeta accanto all'argine sinistro del Po di goro, nei pressi di campi coltivati.


Rilievi dendrometrici:

Circonferenza a 1,3 m: 6.15 m
Altezza dell'albero: 26 m
Ampiezza della chioma nelle quattro direzioni: Nord 11 m - Est 12,50 m - Sud 11 m - Ovest 10,70 m
Età presunta: 450 anni
Note. il fusto si dirada in 3 grosse branche principali, la chioma è rada.

* * * * *

Condizioni fitosanitarie: discrete: Sul fusto è presente una profonda ferita provocata da un fulmine 10 - 15 anni fa. Si notano vari rami secchi, che andrebbero asportati.
Destinazione: ornamentale
Classi di segnalazione: A1, A2, A3, A6, A4a

* * * * *

Propietario: geom Fraccon - V.lo S. Spirito 4 - Adria (RO)
Data della rilevazione: luglio 1985
Rilevatore: Massimo Benà
Altre note: si tratta di un albero monumentale


giovedì 13 giugno 2013

DELTABLUES XXVI^ edizione

da 26 anni il festival del Blues in Polesine.

Dal 21 giugno al 14 luglio, la rassegna propone suggestivi concerti lungo il fiume e nelle piazze del Polesine: dal tributo a Jimi Hendrix al jazz alle tradizioni africane.
Per il programma completo www.deltablues.it.

Venerdì 5 Luglio 2013 ore 21,30 TEATRO COMUNALE DI ADRIA

MORBLUS & JUSTINA LEE BROWN


Nasce dall‘incontro di quattro dei più apprezzati musicisti blues di Verona e si caratterizza da subito per l‘impatto live, l‘intelligente equilibrio tra tecnica ed anima e l‘originalità degli arrangiamenti. Mente ispiratrice del progetto musicale è Roberto Morbioli, chitarrista eclettico, il cui battesimo, con la musica ad alto livello, avviene nel 1987, quando entra a far parte della band di Tao Ravao, musicista di fama mondiale.

Il suo lavoro alle chitarre è perfettamente sorretto dalle innegabili doti e dalla pluridecorata esperienza in decine di band del tastierista Daniele Scala, bassista Stefano Dallaporta e del batterista Diego Pozzan.
Morblus è infatti un‘autentica live band dall’impatto scenico prorompente, la cui incontenibile carica adrenalinica viene scaricata sul pubblico con estrema generosità.

I Morblus da sempre accompagnano nei tour in Europa nuovi talenti. Questa è la volta di Justina Lee Brown, straordinaria cantante nigeriana, vincitrice nel 2007 della competizione internazionale Nokia First Chance e grande appassionata di blues.

L’elemento che unisce Justina e i Morblus è la ricerca del groove, un suono di forte impatto che coinvolga il pubblico sia nell’esecuzione dei classici, sia nei brani originali frutto dei ben sette lavori in studio realizzati dalla band.

L’appuntamento con Deltablues segnerà lo zenit della Notte Bianca, col suo ricco cartellone di iniziative e spettacoli, ospitati da diversi angoli del centro storico. Un modo per godersi un suggestivo percorso a piedi tra le strade e gli scorci più belli della città che ha dato il nome al mare Adriatico. Un’occasione imperdibile per divertirsi fin dall’aperitivo nell’ampia isola pedonale.

martedì 30 aprile 2013


Ciao Nicola,

Ce l'abbiamo fatta! Abbiamo convinto la maggioranza degli Stati membri dell'Unione europea a sostenere il progetto della Commissione europea di vietare i tre pesticidi letali per le api.
Grazie alla petizione che hai firmato, 15 paesi, nonostante la loro iniziale riluttanza, hanno sostenuto la proposta della Commissione nella riunione del 30 aprile.

La Commissione europea aveva basato la sua proposta su un rapporto riguardante i neonicotinoidi commissionato dall'Autorità per la sicurezza alimentare (EFSA). I risultati del rapporto, che sono stati rilasciati nel mese di gennaio, avevano mostrato che tre sostanze nicotinoidi usate in agricoltura rappresentano un grande rischio per le api, e avevano raccomandato di limitarne l' uso.
Gli apicoltori italiani adesso festeggiano lo stop, seppur parziale e per soli due annialla possibilità d’uso dei tre insetticidi sistemici più utilizzati al mondo e nocivi non solo per le api ma per tutto l’insieme vivente. La decisione UE è una prima importante risposta a fronte di evidenze scientifiche oramai inconfutabili. Le api, infatti, sono campanello d’allarme dell’ enorme perdita di biodiversità nelle nostre campagne per l’uso di una chimica sempre più potente, che contamina suoli, acque e atmosfera. 
Api e apicoltori ringraziano di cuore tutti i firmatari, attivatisi per la sopravvivenza delle api e per quella delle future generazioni umane.

Grazie,
Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani via Change.org

mercoledì 20 marzo 2013

Adria e i suoi cigni.


Ho più volte espresso la mia contrarietà all’introduzione dei Cigni reali, Cigni neri e Cigni collo nero, nel ramo interno del Canal Bianco di Adria per una serie di motivi che ho già descritto non in qualità di cittadino o “bastian contrario”, o animalista, o ambientalista ma in qualità di tecnico che da 20 anni studia e segue in diversi progetti  la fauna del Delta e in particolare l’avifauna. I termini da me elencati fanno riferimento a studi e considerazioni condivisi dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale ex INFS) studi supportati da fior fiore di ricercatori italiani.
Se pur lunga rammento i motivi di questa contrarietà:
·         Il ramo interno del Canal Bianco si presenta come una cloaca, una fogna a cielo aperto, completamente cementificata inadatta ad ospitare specie che abbisognano di ambienti ricchi di vegetazione ripariale e vegetazione sommersa che in questo caso, riferito ai Cigni, rappresenta la fonte primaria di alimentazione. A tal proposito si ricorda che anche gli uffici Provinciali si sono espressi in maniera negativa a questa introduzione e in particolare a quella dei Cigni neri e dei Cigni collo nero.
·         Se pur il bisogno di alimentarsi per questi animali è stato supportato da una alimentazione artificiale e cioè fornita dall’uomo, questa si è dimostrata inadatta in quanto costituita per lo più da semi di mais, che difficilmente questi animali trovano in natura nei loro ambienti naturali, e peggio ancora da scarti alimentari umani di ogni genere. Il risultato di questo tipo di alimentazione si ha davanti agli occhi, alimentazione che in diversi casi ha provocato la morte dei soggetti in esame e ha di fatto aumentato il proliferare di ratti e nutrie che si sono concentrati attorno a questa gratuita dispensa.
·         Se pur vogliamo chiudere gli occhi a tutto ciò lo spazio riservato a questi animali non è sufficiente per il numero di animali immessi.
·         A questi animali oltre ad aver tolto loro il più grande dono che la natura abbia potuto offrire, il VOLO, in quanto provenienti da allevamenti dove vengono attuate mutilazioni alle ali per impedire la crescita delle penne remiganti indispensabili per il volo, viene negato loro anche la possibilità di riprodursi. Il fatto è dovuto alle escursioni di marea a cui è soggetto il ramo interno del Canal Bianco. Tutti abbiamo potuto notare uova di questi animali deposti in fase di bassa marea negli arginelli (tra l’altro pieni di rifiuti) che affiorano in tale fase specialmente nella zona di Riviera Amolaretta e nella Riviera di Canareo. Uova che successivamente con l’alzarsi della marea vengono sommersi dalle acque e diventano incovabili dalle coppie. Questi animali infatti, in natura, per la loro nidificazioni scelgono in genere isolotti dove il livello dell’acqua sia costante, il nido e costituito da vegetazione raccolta in loco (tifa, steli di cannuccia palustre, alghe e piccoli ramoscelli) e vengono continuamente rinforzati e arricchiti con altra vegetazione, nel nostro caso invece il tutto è praticamente assente nel sito dove sono stati introdotti, come già detto il ramo interno del Canal Bianco.
·         Ma ancora, quale segnale di educazione ambientale vogliamo dare, dov’è la gioia dei bimbi o ragazzi che si vedono addirittura a rischio la felicità di pescare in quello che per tutti noi, da sempre è stato il tempio della pesca e dello svago? Attualmente nelle valli, lagune e golene del Delta sono presenti decine e decine di esemplari di Cigno reale anche nidificanti, è lì che la gente i ragazzi i nonni devono andare ad osservare questi principi dell’avifauna, non servono quei 5 minuti da Ponte Castello per creare una sensibilità e lanciare messaggi per il rispetto ambientale. I Cigni in Canal Bianco sono un misero teatrino, un chiaro esempio dell’egoismo e dell’egocentrismo umano.  
·         Ed ancora, non come tecnico ma come cittadino, rimango perplesso nel vedere lo spreco di denaro pubblico per la salvaguardia di questi animali, Vigili del Fuoco intervenuti per ben due volte, una per catturare un cigno che sembrava avesse ingoiato un’esca con amo, una seconda in piena notte, con ben due mezzi, per recuperare quello che era ormai un cadavere di cigno adagiato sulla riva del fiume. Ridicolo e ancor più dispendioso l’intervento di una motovedetta della Guardia di Finanza che partita da Porto Levante si è impegnata per il recupero i due Cigni Neri che per istinto si erano recati in quella località vicina al mare e valli, per essere poi riportati sotto vigilanza e via fiume ad Adria, intervento avvenuto in tempi in cui i corpi di vigilanza stessi non dispongono del carburante necessario per le normali operazioni di servizio.
·         Ma ritornando da tecnico, mi domando quale significato abbia tale introduzione, quando abitiamo a pochi passi da un’area, il Parco del Delta del PO (di cui il Comune di Adria fa parte), zona umida di importanza internazionale che vanta una check list di 380 specie di uccelli tra i 410 presenti (tra stanziali e migranti) in Europa, quando basta armarsi di binocolo, percorrere una qualsiasi strada arginale e poter godere della vista di specie provenienti naturalmente sia dal Sud Africa che dal Nord Europa. Ma il peggio del peggio è proprio l’introduzione di specie alloctone quali il Cigno nero e il Cigno collo nero in un’area quale per l’appunto il Parco del Delta del Po che vanta un’enorme biodiversità spesso minata da questi alieni. Non bastano le nutrie, i gamberi killer, i siluri, le tartarughe dalle orecchie rosse, le varie specie di pesci appartenenti alla famiglia dei bremidi, ect.ect. , cigni neri e collo nero mancavano dalla lista.
·         Per ultimo lo sbalorditivo articolo apparso oggi sul nostro quotidiano locale che descrive come l’Amministrazione Comunale neghi con uno strategico giro in Provincia la possibilità ad una associazione di pesca sportiva di effettuare gare di pesca nel ramo interno del Canal Bianco per salvaguardare la salute dei cigni presenti.



Scusatemi, ma a questo punto mi sembra che ogni limite di tolleranza, democrazia ma soprattutto di buon senso sia stato di gran lunga superato. Non ha senso buttare la frittata o passare la patata bollente, è più logico, ancora una volta spostare questi poveri animali in una zona più idonea per loro che, personalmente, intravedo tra Ponte S. Pietro e la chiusa a monte nei pressi dell’ex Adriatica. Zona che presenta una ricca vegetazione ripariale, con sponde naturali dove i volatili potrebbero tranquillamente autoalimentarsi e sicuramente riprodursi (cosa che gli stessi hanno più volte tentato di fare). In questo tratto di Canal Bianco, in ogni caso i cigni sarebbero “rinchiusi” così come vogliono gli “Amici dei cigni”, ma la risposta vera e sensata, con l’impegno di tutti sarebbe di creare in questo tratto, un’Oasi, sia per i cigni sia per tanti altri animali  e non ci vorrebbe molto, considerato che l’area non è particolarmente disturbata e gode tra l’altro, di un percorso già presente sulla sponda destra del canale dove in molti si recano per passeggiate o per il footing, con lungimiranza creare anche un piccolo capanno per il birdwatching e la fotografia e per poter osservare effettivamente la vita di questi animali in natura senza creare disturbo o avvelenarli con cibi impropri. La convivenza tra uomini e animale a volte è più semplice di quanto si pensi.
Questa mia non vuole essere un’accusa, ne tanto meno vuole creare sterili polemiche, la considero una semplice analisi dei fatti a cui sono particolarmente legato, in ogni caso un suggerimento di cui mi farei partecipe al fine di migliorare le condizioni di vita di questi animali incautamente introdotti e al tempo stesso creare una piccola Oasi naturale tutt’ora assente nel comune di Adria.

lunedì 18 marzo 2013

Bravo bocia !

Campionato calcio Eccellenza Veneto, girone A : Adriese - Abano 2 -3.
Mattia Donà classe 1996.
Pagella 5.5: l'allievo non sfigura, è ancora acerbo ma promette bene (G.F. Il Gazzettino)


Qualcosa in più lo meritava considerato che Mattia si procura la punizione al limite dell'area trasformata egregiamente da Sabatini, suo anche l'assist per l'eurogol di Nonnato. La classe non è acqua e neanche brodo di fagiolo.


Foto tratte da rovigooggi.it e Voce di Rovigo

giovedì 14 marzo 2013

Gestione ambientale

                        

AMBIENTE ROVIGO 
La cura del verde per contribuire alla sicurezza, il progetto del Wwf con il Genio civile e una ditta privata per la manutenzione idraulica dell’Adige da Badia a San Martino di Venezze

Alberi e prati ad hoc per rafforzare gli argini
Il Wwf, il Genio civile e una ditta privata che gestirà la manutenzione idraulica della sponda dell’Adige nel tratto compreso tra Badia e San Martino di Venezze, hanno collaborato alla preparazione di un piano per la sicurezza idraulica del fiume. Il piano prevede la sistemazione del verde (abbattimento degli alberi pericolanti e il taglio di arbusti di minor valore ecologico lungo le scarpate) per “assicurare una più efficace manutenzione e monitoraggio delle scarpate stesse”


Rovigo - Alberi e prati possono contribuire alla sicurezza idraulica? A quanto pare sì dato che il Wwf provinciale, il Genio civile e la ditta Zarantonello hanno preparato un piano che che servirà per “armonizzare il nuovo piano di gestione idraulica previsto dallo stesso Genio civile con le vocazioni naturalistiche del fiume”.
Il progetto riguarda il tratto di Adige compreso fra i comuni di Badia Polesine e San Martino di Venezze. Eddi Boschetti, presidente del Wwf di Rovigo spiega: “In sostanza si tratta di un piano comprendente le opere di manutenzione necessarie alla sicurezza idraulica, tenendo conto delle specie arboree e animali di pregio che popolano il fiume, individuate grazie a monitoraggi effettuati da stante a stante dalla rete di volontari attivati dal Wwf nei comuni interessati”.

L’accordo prevede l'abbattimento dei soli alberi pericolanti e il taglio di arbusti di minor valore ecologico lungo le scarpate arginali nel periodo invernale, che verranno sostituite da prati stabili, per assicurare una più efficace manutenzione e monitoraggio proprio delle scarpate. “La creazione di prati sull'argine e la cura dei filari arborei e dei boschi ripariali nelle golene e lungo la gronda fluviale - continua Boschetti -, se applicate nei modi e nei periodi suggeriti, potranno garantire una migliore funzionalità tanto sotto il profilo idraulico, quanto dal punto di vista naturalistico, dato il fondamentale ruolo di corridoi naturali svolto dai grandi fiumi nei confronti di numerose specie vegetali e animali”.

Boschetti conclude sottolineando che il piano è “un esempio inedito di collaborazione fra Genio civile e associazioni di protezione ambientalefinalizzato alla salvaguardia della biodiversità e non solo, data la necessità di rafforzare il contrasto al diffuso malcostume dell'abbandono di rifiuti lungo il fiume. La vera "sfida" consiste nel fornire un capillare presidio degli arginivalorizzando l'importante servizio che mondo del volontariato sarà in grado di esprimere”.

Tratto da www.Rovigooggi.it, in foto Eddi Boschetti presidente WWF Rovigo

Mani in pasta.



Segnalo questa pregevole iniziativa.
Domenica17 MARZO

NE ABBIAMO LE TASCHE RIPIENE

Presso la Trattoria Alla Rosa, Via Treponti, 8,
Bellombra-Adria, dalle ore 15.00 alle ore 18.00,
alcune signore daranno dimostrazione pratica della composizione dei cappelletti e dei rufió di San Carlo, partendo dagli ingredienti sino alla confezione finale.L’incontro è liberamente aperto a tutti gli interessati che vogliono provare a mettere le mani in pasta.Al termine assaggi e messaggi.
Una iniziativa di Slow Food Italia che coinvolge i locali intenzionati a favorire la trasparenza degli ingredienti in modo tale che il ripieno o gli ingredienti non possano dare brutte sorprese. Le ricette e i componenti vengono spiegati,relativamente a provenienza, caratteristiche e motivo dell'utilizzo.
Può essere il modo più propositivo, capillare ed efficace per sensibilizzare ed educare il pubblico, facendo leva su chi tutti i giorni si impegna per fornire cibo buono, pulito e giusto. Occorre infatti restituire dignità a chi lavora bene, alle generazioni che hanno formulato quelle ricette, a chi
prepara e cucina i piatti e non ricorre a soluzioni comode ed economiche, che spesso nascondono materie prime scadenti, che fanno male all'ambiente e alla collettività.

Trattoria "Alla Rosa" - Via Treponti, 8/A - 45011 Bellombra (RO) Tel 0426 41300

Clicca la locandina per ingrandire, ciao.

martedì 5 marzo 2013

Sulle tracce del Cervo della Mesola













Ho il piacere di informarvi che a partire da sabato 9 marzo riprenderanno le escursioni guidate all'interno della Riserva Naturale Bosco della Mesola.
Come ogni anno gli itinerari proposti prevedono tre diverse modalità di visita: a piedi, in bicicletta o con il pulmino elettrico.
Per vivere il bosco e per conoscere i segreti del cervo della Mesola.
Ecco il programma:


Escursione con pulmino elettrico
dal 9 marzo al 29 ottobre
Un itinerario esclusivo che parte dall'ingresso della Riserva Naturale Bosco della Mesola e che permetterà di incontrare il "Re del bosco": il Cervo della Mesola. Con il pulmino si entra nella parte preclusa al pubblico, si attraversa l'Elciola, un'ampia radura dove con facilità si possono osservare daini e cervi. Infine si raggiunge il Parco delle Duchesse, una radura sabbiosa ricoperta da muschi e licheni. Un modo davvero emozionante di vivere il bosco, immersi nell'incanto della sua atmosfera.
Sabato, domenica e festivi partenze alle ore 9.30 e alle 15.00, dal 9 marzo al 12 maggio si effettuano partenze anche alle ore 11.00 e alle ore 16.30.
Martedì e venerdì solo su prenotazione per gruppi di minimo 6 partecipanti.
Massimo 8 persone per tour, durata 1 ora e 30 circa
Prezzo: intero € 10,00; ridotto € 7,00 (bambini fino a 12 anni)

Mesola e la tenuta estense
dal 9 marzo al 29 ottobre
Escursione con pulmino elettrico
L'itinerario parte dal Castello di Mesola, uno dei luoghi chiave per la conoscenza del Delta. Dopo aver visitato il Museo del Bosco e del Cervo, percorrendo via Biverare, uno splendido viale che si addentra nella campagna, si raggiunge il piccolo borgo di Santa Giustina. Successivamente si incontra Torre dell'Abate, simbolo della Grande Bonifica Estense. Si prosegue poi verso la Riserva Naturale Bosco della Mesola ed entrando nella parte preclusa al pubblico, si raggiunge prima l'Elciola e poi il Parco delle Duchesse.
Martedì e venerdì solo su prenotazione per gruppi di minimo 6 partecipanti.
Massimo 8 persone per tour, durata 3 ore circa
Prezzo: intero € 12,00; ridotto € 9,00 (bambini fino a 12 anni)

Due ruote nel bosco
dal 9 marzo al 12 maggio e dal 20 luglio al 15 settembre
Escursione in bicicletta
L'itinerario parte dall'ingresso della Riserva Naturale Bosco della Mesola e prevede la possiblità di inoltrarsi nel Bosco, utilizzando biciclette proprie o prese a noleggio presso l'entrata principale. L'itinerario si svolge attraversando Corte Ducale e prosegue lungo lo Stradone Maestro fino a raggiungere il Parco delle Duchesse. La possibilità di percorrere un itinerario esclusivo, permetterà al visitatore di vivere un'esperienza unica e di riscoprire il fascino di una natura incontaminata.
Sabato, domenica e festivi alle ore 15.30 per gruppi di minimo 10 partecipanti.
Su prenotazione è possibile effettuare l'escursione al mattino, concordando l'orario.
Massimo 15 persone per tour, durata 2 ore circa
Prezzo: intero € 5,00; ridotto € 4,00 (bambini fino a 12 anni)
Possibilità di noleggio bici in loco: € 4,00

Trekking nel bosco
dal 9 marzo al 12 maggio e dal 20 luglio al 15 settembre
Escursione a piedi - a cura del Corpo Forestale dello Stato
Prenotazioni: 0533 794285
Partnza dall'ingresso della Riserva Naturale Bosco della Mesola. Si entra nella parte preclusa al pubblico e percorrendo lo Stradone Maestro si raggiunge l'Elciola, un'ampia radura dove con facilità si possono avvistare daini e cervi. Un itinerario a contatto con la natura per scoprire i segreti del bosco.
Sabato e domenica solo su prenotazione, orario di partenza da concordare
Massimo 15 persone per tour, durata 3 ore circa
Prezzo: intero € 3,00




domenica 3 marzo 2013

Le Giornate Del Tartufo Del Delta Del Po


Il 9 e 10 marzo 2013 l’ottva Edizione de “Le Giornate Del Tartufo Del Delta Del Po” a Porto Viro (RO),  cittadina nel cuore del Parco Regionale Veneto del Delta del Po.
Un'importante manifestazione, unica nel Delta del Po che valorizza il prezioso tubero che cresce spontaneo nelle pinete litorali. Conferenze, mostre-mercato e gare di cani da tartufo lagotto fanno da cornice ad un pubblico proveniente da diverse regioni limitrofe. Presente come sempre l'Associazione Amici del tartufo Polesano con uno stand divulgativo.

martedì 26 febbraio 2013

PELAGIC TRIP 2013

Birdwatching, fotografia naturalistica e buona compagnia con chi condivide le stesse passioni. Una giornata all'aria aperta, o meglio, in mare aperto, un'occasione anche per scambiare pareri e consigli con due dei migliori fotografi naturalisti innamorati del Delta del PO,  Maurizio Bonora e Roberto Sauli..
Vi aspettiamo numerosi,
cari saluti.



mercoledì 13 febbraio 2013

Rospodotti

I rospodotti non sono rospi con la laurea ...



Fin dall’inizio di marzo torneranno in funzione i rospodotti (in foto) per salvare i lenti anfibi da l’impatto con auto nel loro periodo di riproduzione  che li induce a volte anche in lunghe migrazioni. L’operazione del Servizio Tutela Fauna e Flora della provincia di Torino e del WWF si realizza nelle zone in cui rospi, rane e altri anfibi attraversano le strade per spostarsi dai siti di svernamento ai luoghi di riproduzione. La campagna di salvataggio in provincia di Torino è giunta ormai al suo terzo anno consecutivo.

mercoledì 6 febbraio 2013

Rischio idrogeologico

LA CONFERENZA NAZIONALE SUL RISCHIO IDROGEOLOGICO

L'82% dei Comuni italiani in zone a rischio idrogeologico

Oltre 5 milioni di persone esposte al pericolo costante di frane e alluvioni

L'82% dei Comuni italiani presenta aree a rischio idrogeologico. In sei regioni (Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d'Aosta e nella Provincia di Trento) questa percentuale sale 100 per cento, in altre due regioni (Marche e Liguria) al 99% e al 98% in Lazio e Toscana. È quanto emerge dalla Conferenza nazionale sul rischio idrogeologico, che ha fatto il punto sulla situazione italiana. Obiettivo dell'incontro è anche quello di «accendere l'attenzione della politica e dei candidati alle prossime elezioni e al nuovo governo su questi temi»


RISCHIO - Secondo i dati diffusi da Legambiente «la dimensione del rischio è ovunque preoccupante, con una superficie delle aree ad alta criticità geologica che si estende per 29.517 chilometri quadrati, il 9,8% del territorio nazionale. In Italia oltre 5 milioni di persone si trovano in zone esposte al pericolo costante di frane e alluvioni». Il rischio idrogeologico riguarda 6.633 Comuni che hanno aree sensibili nel proprio territorio.


CLIMA - I fenomeni meteorologici sempre più intensi, concentrati in poche ore e su aree circoscritte, con alluvioni e danni anche in aree non eccessivamente antropizzate, dimostrano la necessità di considerare i loro effetti per pianificare e programmare le politiche territoriali nei prossimi anni.

Tratto da corriere ,it.